Museo Storico Italiano della Guerra

Donne in guerra

La selezione di fotografie mostra come la Prima guerra mondiale mutò i ruoli sociali e la vita quotidiana delle donne: vediamo mogli e madri private del sostegno del marito, profughe lontane dalla propria casa, donne impiegata in nuovi lavori (portatrici, operaie edili, braccianti, infermiere).

Alle Immagini sono affiancate brevi citazioni tratte da memorie o diari scritti negli anni del conflitto che offrono l’occasione per riflettere sulla complessità delle trasformazioni sociali e culturali registrate nel corso della guerra .

Famiglia trentina profuga in Boemia [Fondo Anna Maria Pala]
Famiglia trentina profuga in Boemia [Fondo Anna Maria Pala]

20/4 Neppur oggi mi hai scritto! non sono mica arrabbiata nò, piuttosto in pensieri. Quando osservo dalla fenestra, la nostra vale tranquilla e colla fantasia la faccio un campo di battaglia; quando come stassera piove e tirra vento; oh! come mi sento addolorata pensando alle vite ai sacrifici alle fatiche tue! Forse sei malato, forse anche ferito… e chi ti aiuta?... potrai salvarti, o dovrai morire? Signore! voi lo aiutate!


Giuseppina Filippi Manfredi, Diario, in Q. Antonelli, D. Leoni, M.B. Marzani, G. Pontalti (a cura di), Scritture di guerra, n. 4, Museo storico in Trento, Museo Storico Italiano della Guerra, 1996

Profughi di Bosco di Papariamo, Udine [222/188]
Profughi di Bosco di Papariamo, Udine [222/188]
Profughi trentini [120/64]
Profughi trentini [120/64]

In fretta tutto abbiamo impaccato ed alla stazione siamo consegnati una folla tremendissima si avvicinava donne con braccie i suoi figli che disperatamente piangeva poveri vecchi ognuno portavano con sé le sue camicie caravane carrozoni della croce rosse veniva folle di povera gente vagabonda accompagnata dai cavalli per recarsi alla stazione io con quattro camicie e due valanzane restavo in un cantuccio e piangevo la mia fuggita vita.


Valeria Bais, La mia straniera vita passata durante nel tempo di guerra, in Q. Antonelli, D. Leoni, M.B. Marzani, G. Pontalti (a cura di), Scritture di guerra, n. 4, Museo storico in Trento, Museo Storico Italiano della Guerra, 1996



Infine arivamo al posto; Che preparativi!!! Un baraccone di tela, con entro un pavimento di tutto pezzo di paglia; lì tutti a mandria uomini donne bambini ecc: tutto una mandra, qual greggie di bestie, lì tutti per terra, infangati fino ale orecchie lì per terra pogiati sui bagagli perchè la paglia èra troppo umida, eppure: adove andare? A chi rivolgersi? Bisognava rimanere lì.


Enrica Capra Biatel, Memoria 1914-1917, a cura di Eleonora Monte, Fondazione

Museo Storico del Trentino, Trento 2015 

Campo di internamento di Katzenau [26/40 Fondo Giuseppe Chini]
Campo di internamento di Katzenau [26/40 Fondo Giuseppe Chini]

… poi partenza per Linz nella Brigione detta Cattzenao fame e malatie a piu non poso ghera alle tante di matina l’ordine e venu che per litaglia dovrò partir ne a invagonati asieme dei soldati e ne a serati come tante belve feroci a chiuso i finestrini perche non vediamo la via ove pasavino arivati col treno fino in sguizera e poi per Itaglia speriamo basta viagi.


Antonietta Angela Bonatti Procura, [Memoria], in Q. Antonelli, D. Leoni, A. Miorelli,

G. Pontalti (a cura di), Scritture di guerra, n. 5, Museo storico in Trento, Museo Storico Italiano della Guerra, 1996 

I fratelli Bonvecchio di Trento. Maria, infermiera della Croce Rossa, e Luigi, volontario nell’esercito italiano [230/90]
I fratelli Bonvecchio di Trento. Maria, infermiera della Croce Rossa, e Luigi, volontario nell’esercito italiano [230/90]
Feriti a Villa Pasquali a Folgaria [121/154]
Feriti a Villa Pasquali a Folgaria [121/154]

Andavo a prendere il mio posto, a compiere il mio dovere, come lo compivano gli altri lassù. […] Il nome d’Italia mi sgorga dal cuore, candido e spontaneo come una preghiera. […]Sì eravamo diverse, più giovani, più ignare, più egoiste; ora la guerra ci ha trasmutate, maturate prima del tempo, ci ha fatte consolatrici, mamme, educatrici prima del tempo.


M. L. Perduca, Un anno di ospedale. Giugno 1915 – novembre 1916. Note di un’infermiera, Treves 1917



Folgaria, villa Pasquali

Oggi c’è un po’ di calma e riprendiamo le forze. Abbiamo i piedi gonfi e doloranti e la testa stordita. È andata avanti giorno e notte. Non facevano a tempo a svuotarsi le baracche e noi a pulirle e sistemarle che erano già piene nuovamente di soldati gravemente feriti. Quando entriamo nella baracca ovunque urla e gemiti, infermiera, infermiera, e allungano le mani verso chi passa di fretta, mi ricorda una delle immagini del purgatorio.


Edina Clam Gallas, Lettere dal fronte 1915-1918, Tipografia editrice Temi, Trento 2015

Primolano, 14 ottobre 1915. A destra Ettore Malpassi [357/202]
Primolano, 14 ottobre 1915. A destra Ettore Malpassi [357/202]

Primolano, 14/10/915

Vi mando questa fotografia [è] la famiglia dove vado a mangiare la nonna che ha 92 anni la mamma figlia nipote sorella tutte brave gente mi vogliono tanto bene abbiamo voluto fare un gruppo tutti insieme […]

Questa vecchietta a 92 anni [è] la madre dell’oste [e] mi rassomiglia a mia nonna. Ciao io sto bene cosi spero sara di te e babbo zia nonno Adalcisa. Un bacio a Romeo e Ines e a te cara mamma dal tuo aff.mo figlio Ettore


Lettera di Ettore Malpassi, Archivio Museo Storico Italiano della Guerra

Galizia. Ragazze e bambini durante la raccolta del fieno [Fondo Luigi Maturi]
Galizia. Ragazze e bambini durante la raccolta del fieno [Fondo Luigi Maturi]

Ai 25 maggio incominciamo a lavorare dietro al fieno. […] Costì c’è una grande prateria che vi fu lavoro per quindici giorni e più. Costi vi sono due grandi baracche ed il fieno viene condotto tutto la. […] Verso i 15 di luglio incominciano a tagliare la segalla e a formare i pagnache [covoni]. Dai 28 luglio s’incomincia a condure a casa i cereali nel quale ce un lavoro da matti a scaricare ed ammuchiare bene or da una parte or da l’altra questa ammassa di cereali.


Amelia Vivaldelli, Memoria della mia partenza da Riva, in Q. Antonelli, D. Leoni,

A. Miorelli, G. Pontalti (a cura di), Scritture di guerra, n. 5, Museo storico in

Trento, Museo Storico Italiano della Guerra, 1996 

Soldati austro-ungarici con due lavandaie [354/208]
Soldati austro-ungarici con due lavandaie [354/208]
Carnia. Una corvèe di donne che trasportano ghiaia per la costruzione di strade [6/2255 Fondo Gen. Maurizio Rava]
Carnia. Una corvèe di donne che trasportano ghiaia per la costruzione di strade [6/2255 Fondo Gen. Maurizio Rava]

Dicevo di avere 15 anni invece ne avevo solo 13 per essere presa a lavorare dal comando tedesco di Bondo. Dovevo portare mazzi di filo spinato sulle spalle, con «la bastina» sulle montagne che servivano ad innalzare trincee. (...) Sotto il sole si arrivava fino a[l forte] Carriola e poi più avanti; ce lo dicevano di volta in volta dove arrivare.


Regina Baldracchi, Memorie di «portatrice», in “Pieve di Bono Notizie”, A. IX, N. 1

Galizia. Esecuzione di civili [255/13]
Galizia. Esecuzione di civili [255/13]

Arrivati in un vicino villaggio, uno spettacolo barbaro si presentò ai nostri occhi! Appiccati alle travi di una capanna 14 civili d’ogni età penzolavano morti. Seppi che avevano sparato alle spalle dei nostri soldati e perciò li avevano condannati a morte. Mangiamo poche patate trovate nelle capanne, e dormiamo su di un mucchio di paglia.


Fioravante Gottardi, Ricordi della Guerra mondiale, in Q. Antonelli, (a cura di),

Scritture di guerra, n. 3, Museo storico in Trento, Museo Storico Italiano della

Guerra, 1995

Donne italiane addette alla cernita delle divise e altri oggetti di equipaggiamento abbandonati dai soldati italiani in ritirata [59/54 Fondo Mario Mengoni]
Donne italiane addette alla cernita delle divise e altri oggetti di equipaggiamento abbandonati dai soldati italiani in ritirata [59/54 Fondo Mario Mengoni]

Adesso viene raccolto tutto, qualsiasi pezzo di metallo, ma anche pezzi di bendaggi, persino quelli sporchi. Un alto militare è stato su tra le postazioni di recente, ha frugato dappertutto imprecando perché non raccolgono i barattoli delle conserve: “Non sapete ancora cosa si può fare con i barattoli delle conserve?”


Edina Clam Gallas, Lettere dal fronte 1915-1918, Tipografia editrice Temi, Trento 2015

Villalagarina. Casa del barone Francesco de Moll colpita da una granata [129/112]
Villalagarina. Casa del barone Francesco de Moll colpita da una granata [129/112]

Le case che erano in buon stato avevano le muraglie e qualche pezzo di coperto, le soffitte e i travi sono stati asportati, le soglie delle finestre e delle porte demolite […]. Malgrado le molte dificoltà che s’incontrava ci decidemmo a partire alla volta del paese. Ci siamo rifugiati in una stalla seduti sopra le foglie di quercia che ci serviva di sgabello e anche di letto.


Melania Moiola, La guerra mondiale del 1914 fino al 1918 e…, in Q. Antonelli, D. Leoni, A. Miorelli, G. Pontalti (a cura di), Scritture di guerra, n. 5, Museo storico in Trento, Museo Storico Italiano della Guerra, 1996

Ungheria. Cimitero dei prigionieri italiani a Gybz [132/123]
Ungheria. Cimitero dei prigionieri italiani a Gybz [132/123]

2 maggio 1917

Egregio signore, il figliolo mio chiamavasi Ugo Giorgi […] Essendo morto fuori di combattimento non so capire come mai non debbasi ritrovare la tomba; ma spero che lei sarà tanto caritatevole di occuparsene e dirmene qualche cosa. […] Ha dato la vita per la patria, ed io voglio ritrovare la sua tomba; si vivrebbe più tranquilli ritrovandola, mentre così non si dorme, non si mangia, è uno strazio continuo.


Amelia Giorgi, Chiedo notizie o di vita o di morte. Lettere a don Giovanni Rossi cappellano militare della Grande Guerra, Museo Storico Italiano della Guerra 2004

Altre mostre