Karakorum 1929
Negli anni successivi alla Prima guerra mondiale, diverse potenze europee promossero missioni esplorative in Asia centrale e nell’Himalaya per scopi scientifici e cartografici. L’Italia, che già nel 1909 aveva organizzato la celebre spedizione al K2 guidata da Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, intendeva riaffermare la propria presenza scientifica e geografica nella regione del Karakorum.
Nel 1928 il Reale Istituto Geografico Militare e il Museo di Scienze Naturali di Firenze proposero una nuova missione volta allo studio sistematico dei ghiacciai e della geologia del Karakorum, affidandone la direzione al duca di Spoleto.
Nel 1929 una spedizione italiana raggiunse il Karakorum, una delle regioni montuose più imponenti e remote dell’Asia. Organizzata dal Club Alpino Italiano e guidata da Aimone di Savoia-Aosta, duca di Spoleto, la missione si svolse tra la primavera e l’autunno con finalità prevalentemente scientifiche e geografiche. La spedizione esplorò e documentò un vasto territorio compreso tra gli attuali Pakistan, India e Cina, allora in parte sotto il controllo dell’Impero britannico. Rilievi, osservazioni scientifiche e fotografie contribuirono ad ampliare la conoscenza di un’area ancora poco conosciuta dagli europei, facendo della missione una delle più importanti iniziative italiane di esplorazione scientifica in Asia nel periodo tra le due guerre.
La spedizione lasciò l’Italia nel marzo del 1929 e, attraversato il Canale di Suez, raggiunse l’India britannica per proseguire verso le montagne del Karakorum. Il campo base venne stabilito nella valle di Shigar, nei pressi del ghiacciaio Baltoro, punto di partenza per numerose ricognizioni verso il Gasherbrum e Concordia, spettacolare crocevia di ghiacciai dal quale si apre la vista sul K2 e su alcune delle più alte vette della regione. Sebbene la conquista del K2 non rientrasse tra gli obiettivi della missione, gli esploratori realizzarono un’importante documentazione fotografica della montagna e delle cime circostanti. Queste immagini, insieme ai rilievi effettuati sul terreno, fornirono preziose informazioni per la successiva elaborazione di mappe e studi topografici dell’area.
La spedizione raccolse una notevole quantità di dati scientifici, osservazioni e reperti naturalistici, successivamente analizzati e studiati in Italia. Il lavoro svolto sul campo contribuì in modo significativo ad ampliare le conoscenze geografiche e scientifiche del Karakorum. Tra i principali risultati della missione:
- il rilevamento topografico di oltre 2.000 km² della catena del Karakorum;
- importanti osservazioni glaciologiche sui ghiacciai Baltoro e Biafo;
- la raccolta di campioni botanici ed esemplari faunistici, successivamente conservati presso il Museo di Storia Naturale di Firenze;
- la realizzazione di carte geografiche e rapporti scientifici, pubblicati tra il 1930 e il 1933.