La battaglia degli Altipiani
La battaglia degli Altipiani, nota nella storiografia tedesca come Südtiroloffensive, si svolse tra il 15 maggio e il 27 luglio 1916 sul fronte italiano della Prima guerra mondiale. Il conflitto vide contrapposti il Regio Esercito italiano, guidato dal generale Luigi Cadorna, e l’Imperiale e regio esercito austro-ungarico, sotto il comando del generale Franz Conrad von Hötzendorf. Le operazioni militari si svolsero nell’area degli Altipiani, lungo il confine tra Veneto e Sudtirolo.
Consapevole del vantaggio strategico rappresentato dal saliente trentino, Franz Conrad von Hötzendorf sosteneva già da tempo la necessità di intraprendere una guerra preventiva contro l’Italia. Il suo piano prevedeva un’offensiva lanciata verso l’altopiano di Asiago, con l’obiettivo di spingersi fino al mare e isolare così il Friuli e il fronte dell’Isonzo dal resto della penisola italiana.
I preparativi per questa operazione militare ebbero inizio nel dicembre del 1915.
Le direttrici dell'attacco furono tre: quella principale e centrale, prevedeva una massiccia offensiva in direzione degli abitati di Asiago e Arsiero, sostenuta dalle operazioni sul fianco destro, in direzione del Pasubio e della Vallarsa, e sul fianco sinistro in direzione di Primolano.
Alle 6 del mattino del 15 maggio circa 1500 cannoni aprirono il fuoco contro le linee italiane. Alle 9 ebbe inizio un intenso bombardamento a tappeto, al quale seguì l’avanzata delle prime ondate di fanteria austro-ungarica, che colse di sorpresa i comandi locali italiani.
L’artiglieria italiana, inferiore sia per numero sia per potenza, non riuscì a organizzare un efficace fuoco di sbarramento per fermare o rallentare l’offensiva nemica e venne rapidamente sopraffatta dall’avanzata avversaria.
Se nel settore centrale dell’offensiva l’avanzata austro-ungarica registrò progressi significativi, le due ali dello schieramento incontrarono invece notevoli difficoltà, in particolare in Vallarsa. L’VIII corpo d’armata, dopo aver riconquistato Forte Pozzacchio e il Col Santo, fu fermato sul monte Zugna e al Passo Buole, dove un piccolo contingente di fanti italiani riuscì a opporsi con successo ai ripetuti attacchi nemici, favorito da un terreno particolarmente adatto alla difesa.
Il rallentamento e il successivo ripiegamento dell’offensiva austro-ungarica aprirono la strada alla controffensiva italiana, sostenuta dai 181.000 uomini della 5ª Armata, trasferiti in Veneto da altri fronti. L’obiettivo principale era la riconquista delle posizioni perdute sull’Altopiano dei Sette Comuni e sul massiccio del Pasubio.
In questo contesto Cesare Battisti e Fabio Filzi, che guidavano i soldati del battaglione alpino Vicenza, furono catturati durante le operazioni di riconquista del Monte Corno da parte delle truppe austro-ungariche. I due irredentisti, con altri 400 prigionieri, furono poi tradotti a Trento, dove il 12 luglio 1916 vennero sottoposti a un processo sommario e condannati a morte per tradimento.
Già nel maggio 1916 era stato catturato e condannato alla pena capitale anche l’irredentista roveretano Damiano Chiesa.